Sistemi di allerta interna: early warnings e best practice

La riforma della Legge Fallimentare con i Sistemi di Allerta Interna introdotti dal nuovo “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza” pubblicato in Gazzetta Ufficiale (D.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, pubblicato in Gazz. Uff. 14 febbraio 2019, n. 6) rappresentano molto più di una riforma legislativa – si tratta di uno shock generazionale per l’imprenditoria italiana.

 

Forward-looking nei sistemi di allerta: cambio di mentalità

L’aspetto chiave della riforma Rordorf è riassunto dalla volontà indiscutibile di rendere gli organi di controllo interni capaci di alzare la testa dalle loro pratiche quotidiane per guardarsi intorno e guardare avanti verso ciò che sarà il futuro dell’azienda. La nuova normativa infatti, pretende che l’imprenditoria adotti una mentalità “forward-looking”. Una mentalità rivolta al futuro, anziché “backward-looking”, concentrata sull’analisi dei dati a consuntivo e sulla risoluzione dei problemi emersi da queste analisi spesso tardive. Tale approccio richiede però un assetto mentale completamente diverso da quello mediamente diffuso nelle PMI italiane.

La riforma del codice della crisi sta inevitabilmente creando molta confusione tra i professionisti ed imprenditori, perché? Le preoccupazioni principali che si leggono in rete sono relative alle soglie dimensionali, che sono state oggetto di diverse proposte di modifica per  cercare di ridurre l’applicabilità della norma. L’altro aspetto discusso è la determinazione dei parametri sulla base dei quali le aziende verranno suddivise fra quelle “sane” e quelle per cui scatterà il regime di allerta.

Le preoccupazioni sono più che lecite: nessuna azienda che si ritiene sana vorrà essere bollata come azienda in crisi a fronte di parametri e soglie mal calibrati. La preoccupazione non è diffusa solo tra gli imprenditori e controller interni, ma è diffusa anche tra organi di vigilanza esterna: nessuno vorrebbe vedere emergere un quadro di crisi d’impresa diffusa in tutto il paese. Possiamo solo immaginare l’impatto devastante che l’applicazione di parametri rigidi nei sistemi di allerta possa produrre sul sistema bancario che si troverebbe costretto a rivedere pesantemente le valutazioni dei propri crediti nel caso in cui venisse segnalata una importante percentuale di PMI. Questa preoccupazioni tuttavia, deviano gli addetti dal vero punto chiave della riforma del codice della crisi d’impresa, ovvero il cambio di mentalità richiesto.

Se la domanda che ci poniamo oggi dovesse rimanere: “la mia azienda (o quella del mio cliente) risulterà segnalata nel regime di allerta applicando i parametri proposti?”, stiamo solamente trattando dei dati come elaborati risultati derivanti da formule e modelli. Dati da prendere in mano e gestire a consuntivo dopo una fase di analisi in ottica “backward-looking”.

In verità questa riforma spaventa tanto imprenditori e i professionisti perché mette in luce “semplicemente” quanto il management delle PMI non sia in grado di rispondere alle molteplici domande richieste nell’ambito dell’adeguata verifica impostata per rilevare gli Early Warnings. Infatti quando su richiesta del Ministero della Giustizia, Cerved ha fatto delle simulazioni su un ampio campione di aziende italiane, è emerso che il numero di segnalazioni potrebbe essere molto elevato – e questo non è auspicabile. Questo però non dovrebbe portare a dire che la legge è studiata male, ma piuttosto che il sistema di controllo interno delle PMI necessiti di trasformazione radicale.

 

Sistemi di allerta e introduzione delle best practice

Quello di cui si parla pochissimo sono le possibili soluzioni. Ovvero come educare e formare il management attuale per passare veramente da un approccio “backward-looking” ad uno “forward-looking”. Non è solo una questione di strumenti informatici, ma appunto di mentalità. A nostro avviso il processo che la riforma del codice della crisi mette in atto è positivo. Purtroppo non sarebbe la prima volta che all’imprenditoria italiana vengono imposti oneri aggiuntivi che costringono le imprese a migliorare i propri strumenti di controllo interno, cosa che in un contesto sempre più competitivo gli imprenditori dovrebbero fare già di propria iniziativa.

E’ proprio questo il nodo, l’adozione delle best practice nell’ambito della gestione e controllo aziendale. La legge Rordorf tenta di introdurle attraverso i sistemi di allerta interna. In fondo, se volessimo usare una metafora, chiedere ad un imprenditore di alzare la testa, fare ordine nei conti e guardare avanti sembra quasi più un consiglio paterno che un obbligo di legge. Se l’imprenditore continua invece a risolvere le problematiche a testa bassa, giornalmente, dovendo ancora a luglio decidere come chiudere il bilancio dell’esercizio precedente, beh forse non c’è da stupirsi se il legislatore si sia preoccupato ed ha preso l’iniziativa. Sembra quasi che il legislatore tema che senza un adeguato controllo interno ed una visione strategica le PMI italiane possano non farcela nella crescente competizione internazionale.

Allo stato attuale, fatto il botto possiamo solo curare il livido. Se impariamo a guardare avanti potremo avere un tessuto imprenditoriale più solido, più reattivo, più affidabile, più credibile nei confronti degli istituti di credito, e dunque più competitivo. Questa riforma per quanto temuta e per quanto richieda molto lavoro aggiuntivo, è una riforma strutturale e culturale della quale francamente non si poteva fare a meno.

 

Procedura di allerta interna in pratica

Analizzando nel dettaglio le implicazioni delle Procedure di Allerta Interna, se sposiamo l’idea che questa legge non faccia che cercare di introdurre delle best practices, non potremo che trovare considerazioni di buon senso.

Partendo dalla Adeguata Verifica, i cosiddetti Early Warnings, vediamo come nel concreto si vadano ad analizzare anomalie nei pagamenti, anomalie in Centrale dei Rischi, anomalie nei rapporti bancari, anomalie contrattuali, anomalie di bilancio, anomalie tributarie. I sistemi di allerta interna richiedono un’analisi qualitativa e qualitativa, ma è evidente che si concentra su elementi di grande importanza e non su astratte metriche di modelli incomprensibili.

E’ chiaro che una azienda che non paga fornitori, il fisco o altre combinazioni delle voci analizzate in fase di Early Warning immediatamente fa scattare perlomeno qualche campanello d’allarme che richiede un approfondimento. Dai flag di allerta iniziali si passa nel caso di anomalie di natura continuativa, ad una raccolta dati più approfondita secondo una checklist. I dati raccolti, vengono poi organizzati in maniera fruibile dal controller interno o dal revisore unico che possa così analizzarli agevolmente e predisporre una relazione.

Una dettagliata analisi andamentale storica ma soprattutto prospettica inizierà a far luce sull’eventuale effettivo stato di difficoltà dell’azienda. Si prosegue analizzando l’esposizione con gli istituti di credito, la struttura dei fidi, eventuali segnalazioni in Centrale Rischi, la capacità dell’impresa di generare cassa per far fronte ai pagamenti scaduti ed in scadenza, nonché eventuali eventi pregiudizievoli.

L’analisi Economico-Finanziaria (storica e prospettica) è tutt’altro che una pedante imposizione del legislatore ma solo il prodotto di quello che ci sembra un buon senso imprenditoriale dovuto. Qui analizzeremo la corretta riclassificazione del bilancio, faremo simulazioni sulla PFN (posizione finanziaria netta) ed altre voci di tesoreria e sul capitale circolante.

A questo si dovrà aggiungere una Analisi Qualitativa (gestionale e settoriale) sulla governance, sul management, sul sistema informativo, sul piano di sviluppo in relazione anche all’andamento del settore merceologico di appartenenza dell’impresa.

Dalle analisi di cui sopra emergerà una valutazione finale complessiva corredata dai dati che hanno concorso a stabilirla. Il documento elaborato sarà preziosissimo per il management per definire in seguito un Action Plan. Soprattutto perché con l’entrata in vigore del nuovo codice della crisi, l’organo di controllo o il revisore valuterà se ci sono segnali anticipatori di una crisi d’impresa. Nel caso affermativo il revisore sarà tenuto a segnalarlo al management entro trenta giorni. L’organo amministrativo, una volta ricevuta la segnalazione dal revisore, non potrà semplicemente archiviare il documento, ma dovrà rispondere descrivendo le misure che verranno messe in atto per evitare l’aggravarsi dello stato di crisi. L’amministratore dovrà quindi produrre un Action Plan convincente.

In caso di mancata risposta o nel caso in cui i provvedimenti vengano ritenuti insufficienti dall’organo di controllo, il revisore sarà tenuto a fare una segnalazione all’OCRI (Organismo di composizione della crisi d’impresa), istituito presso la Camera del commercio, con cui si avvierà formalmente il processo di assistito di crisi d’impresa.

Qualora invece venga formalmente avviato il processo di composizione assistita della crisi d’impresa le principali modifiche all’attuale legge fallimentare possono essere così riassunte:

  1. eliminazione del termine “fallimento”, che sarà sostituito dall’espressione “liquidazione giudiziale”;
  2. l’abrogazione dell’istituto della dichiarazione di fallimento d’ufficio
  3. la riforma dovrà distinguere i concetti di stato di crisi e di insolvenza
  4. l’adozione di un unico modello processuale per l’accertamento dello stato di crisi o di insolvenza del debitore
  5. l’applicazione del modello processuale unico a tutte le categorie di di debitori
  6. l’individuazione dell’autorità giudiziaria competente per territorio in base alla nozione di “centro degli interessi principali del debitore”;
  7. la trattazione prioritaria alle proposte volte a superare la crisi assicurando la continuità aziendale
  8. responsabilizzazione degli organi di gestione;
  9. maggiore specializzazione dei giudici addetti alle procedure concorsuali;
  10. istituzione di albo di soggetti cui affidare incarichi di gestione o di controllo
  11. conciliare le procedure di gestione della crisi e insolvenza dei datori con la tutela dell’occupazione e del reddito dei lavoratori.
  12. il rafforzamento dei poteri del curatore, attraverso la previsione di una serie di misure quali una più stringente disciplina delle incompatibilità, accesso alle banche dati delle PA, legittimazione del curatore a promuovere o proseguire una serie di azioni giudiziali.

 

Adeguarsi alla normativa diventa un vantaggio competitivo

In conclusione, a nostro giudizio, è inevitabile che una riforma di tale portata richiederà aggiustamenti, forse con le solite proroghe e correzioni, ma è una riforma importante per l’imprenditoria italiana. Quegli imprenditori che, con lungimiranza, sapranno scegliere sin d’ora un consulente partner nella transizione, saranno i primi a poterne raccogliere i benefici. Adeguarsi alla normativa sui sistemi di allerta interna significa cambiare, ma cambiare in meglio, per diventare più competitivi sia nel contesto italiano ma soprattutto in quello internazionale.

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