Flussi di Cassa o EBITDA: calcolo, significato ed utilizzo

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La gestione di un’azienda, di qualunque tipologia e grandezza, è sempre molto complessa e difficile. Soprattutto per quel che riguarda la gestione finanziaria, a maggior ragione in un periodo di crisi come quello attuale. Confrontare i flussi di cassa e l’EBITDA è molto utile ed importante, essendo questi degli strumenti molto interessanti, come vedremo, per numerose applicazioni.

Non bisogna infatti considerare i flussi di cassa e l’EBITDA come solamente numeri indicatori dell’andamento economico e finanziario dell’azienda a cui vengono applicati. Questi indici infatti, permettono di fare valutazioni e confronti per guidare scelte strategiche di vitale importanza per lo sviluppo dell’impresa. Possono inoltre essere applicati anche a singoli progetti o iniziative, consentendo di analizzare in maniera più approfondita e comprenderne sia le potenzialità che le criticità sulle quali intervenire.

 Cashflow operativo

 

Antidoti alla crisi: Flussi di cassa, EBITDA e DSCR

La recente riforma del codice della crisi d’impresa viene purtroppo considerata solamente come un aggravio per la PMI, mai come un’opportunità da cogliere. Le crisi aziendali possono svilupparsi a causa di tantissimi motivi, alcuni interni ed altri esterni all’azienda che li subisce, soprattutto nelle attuali mutevoli condizioni di mercato. Più che guardare il dito del problema è fondamentale mirare alle eventuali soluzioni che passano tutte attraverso il corretto utilizzo dei strumenti base come EBITDA e analisi dei Flussi di Cassa.

Questi indicatori non devono essere usati solo per ottemperare agli obblighi imposti dal nuovo codice della crisi e dell’insolvenza. Il legislatore, introducendo il concetto di forward looking vuole “educare” la piccola media impresa ad un cambio di rotta e di prospettiva. Le soluzioni ci sono, anche se si configurano diverse da come tanti imprenditori se lo immaginano. Questo perché spesso consideriamo le soluzioni solo come un mero ripristino della condizione precedente alla crisi.

Il lavoro di implementazione di un sistema di allerta crisi, per quanto possa apparire oneroso e difficile, rappresenta la rotta corretta per migliorare la gestione della propria impresa. Oltre che un’opportunità è anche un obbligo rispondente alla normativa introdotta dalla Riforma Rordorf, ovvero il nuovo Codice della Crisi d’Impresa. Gli imprenditori sono ora obbligati a dotarsi di sistemi di allerta e strutture organizzative adeguate a prevenire e affrontare le crisi e gli effetti economico-finanziari che questa produce.

Può apparire un’esagerazione, ma in tempi di crisi, più che di risorse economiche ciò di cui la comunità imprenditoriale necessita maggiormente sono idee e modelli applicabili sin da subito. Non basta investire o immettere risorse, queste senza un’adeguata gestione, possono esaurirsi rapidamente senza produrre i miglioramenti sperati. È decisivo misurare i dati sull’andamento dell’attività sulla base dei quali poi sviluppare strategie ed avere una struttura organizzativa in grado di reggere l’impatto.

Calcolare e monitorare i flussi di cassa, EBITDA e DSCR non è quindi solo utile, ma ormai doveroso, essendo questi gli strumenti economico-finanziari alla base del calcolo dei 7 indicatori della crisi. Come se fossero dei segnali stradali, questi indicatori permettono agli imprenditori di capire quali manovre compiere e quali no. Non basta però calcolare i numeri attendibili, bisogna anche saperli leggere ed interpretarli correttamente.

Cash Flow o EBITDA?

Passiamo ora il nocciolo della questione, cosa e quando usare: i Flussi di Cassa (in inglese cash flow) o il MOL (in inglese EBITDA). Cerchiamo di capire cosa sono questi indicatori, come si calcolano e quali sono le differenze ed usi applicativi.

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EBITDA – Margine Operativo Lordo (MOL)

Partiamo dal significato dell’acronimo EBITDA che si “sbobina” in Earnings Before Interests Taxes Depreciation and Amortization. Letteralmente sono gli utili ante interessi, fisco, ammortamenti e svalutazioni. L’EBITDA è la versione internazionale del margine operativo lordo e ci permette di ottenere informazioni sulla capacità di un’azienda di generare cassa. Escludendo gli ammortamenti e le svalutazioni dal conto economico, cerchiamo quindi di isolare solamente i costi e ricavi che hanno un’impatto monetario. I contabili più pignoli diranno che i costi e ricavi di competenza non sono esattamente rappresentativi dei movimenti di cassa. Le fatture da emettere/ricevere, i ratei/risconti ed altre voci “contabili”, impattano il conto economico ma non la cassa. La facilità di calcolo e la rapidità di confronto con trimestri precedenti, con il budget o con le aziende del settore, hanno reso l’EBITDA forse l’indicatore più utilizzato nel mondo finanziario.

L’EBITDA ha diverse applicazioni: spesso viene utilizzato per verificare il valore di un’azienda nel settore nel quale opera. Ma è utile anche per confrontare i risultati di aziende diverse che hanno lo stesso core business. Avrete sicuramente sentito della valutazione tramite multipli, come 8x EBITDA. Significa semplicemente che l’azienda viene valutata “a spanne” 8 volte la cassa che produce in un anno. Chiaro che si tratta di una valutazione approssimativa, ma è molto rapida da capire: il fondo che rileva l’azienda a 8x EBITDA, ci impiegherà circa 8 anni a recuperare l’investimento, oppure se l’azienda “decolla” potrà cedere ad altri investitori/fondi con un multiplo superiore.

Allo stesso tempo ed in ottica più gestionale e meno finanziaria, non sono da ignorare i diversi limiti di questo semplice indicatore. Sono fondamentalmente di due tipi: contabili e finanziari. L’aspetto contabile è quello relativo ai diversi standard che definiscono la redazione del conto economico e quindi dell’EBITDA. Questo porta inevitabilmente al rischio che questo indicatore venga calcolato in maniera diversa da paese a paese. Come sapranno i più attenti, i principi contabili italiani permettono la contabilizzazione dei costi di leasing non secondo IAS17, per cui ci ritroviamo l’intero costo dei canoni nel conto economico (senza scomporre la componente finanziaria). In questo caso 2 aziende identiche, ma di cui una ha il capannone in leasing e l’altra con il mutuo, avranno due EBITDA diversi. Quale delle due avrà un EBITDA maggiore, più performante ? Troverete la risposta in fondo all’articolo.

Il secondo problema è quello di natura finanziaria, in quanto l’EBITDA ignora i flussi di cassa legati alla tassazione ed interessi, ma soprattutto relativamente ai movimenti del capitale circolante. Per superare questi evidenti limiti dell’indicatore EBITDA, bisogna cercare di stimare i flussi di cassa redigendo un budget di tesoreria o un rendiconto finanziario.

I Flussi di Cassa – Cash Flow

Il cashflow e le sue variazioni sono i numeri più importanti da guardare quando si analizza un business. Si dice anche cash is king, perché oggi, in ottica finanziaria, ogni cosa viene valutata in funzione della cassa che produce annualmente. Non basta infatti focalizzarsi sulla redditività andando ad indagare le marginalità che sono comunque importanti: se non c’è margine (EBITDA) non può esserci cassa. Se l’impresa ha margini positivi, bisogna domandarsi comunque se questi margini sono sufficienti a produrre cassa.

È opportuno fare una precisazione andando a chiarire due concetti che, per chi non è esperto del settore, può generare confusione. Bisogna distinguere tra utile d’esercizio e analisi dei flussi finanziari. I primi indicano la differenza tra i costi e i ricavi. I flussi finanziari, invece, indicano le risorse nette che un’azienda ha prodotto in un determinato lasso di tempo. Questa distinzione ci tornerà utile quando andremo a vedere come calcolare i flussi di cassa.

Come calcolare i Flussi di Cassa ?

Per ottenere una stima della cassa prodotta da un’impresa è necessario redigere il rendiconto finanziario. Purtroppo quando si comincia a trattare il rendiconto, molte PMI perdono l’attenzione in quanto gli sembra una cosa troppo complicata. Anche se la stima dei flussi di cassa è un po’ più complicata rispetto al calcolo degli indici (come gli indici della crisi d’impresa), è l’unico modo per capire veramente se l’impresa sta “girando” ed è in grado di pagare i propri debiti con la cassa che produce.

Per calcolare i flussi di cassa, bisogna integrare l’EBITDA con la cassa prodotta o assorbita dal Capitale Circolante. Si ottiene così il flusso di cassa operativo che è anche la base per calcolare il DSCR (Debt Service Coverage Ratio). Per dettagli sul calcolo del rendiconto finanziario e del DSCR si rimanda a questo articolo dedicato: Rendiconto Finanziario: come calcolare il DSCR

Come abbiamo già anticipato, i flussi di cassa vengono utilizzati per monitorare la capacità finanziaria di un’impresa o di un progetto. Questo è un aspetto talmente importante che anche il legislatore ha insistito chiedendo all’imprenditore aiutato dal revisore unico di monitorare il cashflow. All’organo di controllo è richiesto infatti, di verificare con cadenza trimestrale la capacità dell’impresa di far fronte ai propri impegni nei successivi 6 mesi. Tradotto, bisogna verificare se il DSCR è maggiore di 1, ovvero se i flussi di cassa operativi del semestre sono maggiori o uguali ai flussi relativi al rimborso delle banche. Grazie al cashflow, infatti, si ha anche la possibilità di misurare qual è la capacità finanziaria dell’impresa e se questa è in grado di coprire il fabbisogno finanziario.

L’importanza dell’andamento economico di un’azienda

Come detto all’inizio, la gestione di un’azienda è esposta costantemente ai rischi esterni ed interni. Ai quali è possibile far fronte in diversi modi, ma per farlo è necessario prima conoscere per poter individuare delle anomalie nella gestione. Le improvvise evoluzioni del mercato di riferimento o la necessità di far fronte a investimenti urgenti, richiedono analisi e previsioni affidabili. Per iniziare ad implementare il sistema di controllo e gestione, richiesto peraltro dalla normativa sui sistemi di allerta (l’adeguato assetto organizzativo in grado di individuare gli indizi anticipatori della crisi), bisogna partire dal monitoraggio dell’EBITDA, dei flussi di cassa e del DSCR. La piattaforma sviluppata da sistemidallerta.it è stata pensata proprio come uno strumento semplice, ma completo per monitorare i 7 indicatori della crisi, gli Early Warnings e la procedura di allerta.

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